Racconto di viaggi, è Bacoli:
viaggi di uomini; viaggio dell’immaginazione ; viaggio nel fascino di
una storia millenaria (che si identifica con la storia della civiltà
occidentale ) e nell’incanto di un paesaggio unico. In
origine, è esodo temerario di coloni greci, capitanati dai naviganti
calcidesi Megastene ed Ippocle, che, nella sinuosità delle coste, mitezza
del clima, nella varietà della vegetazione ritrovano le tracce della
patria lasciata e riconoscono il volto di quella vagheggiata.
Il manipolo di avventurieri - guidati, secondo la leggenda,
dal volo di una colomba di giorno e di notte dal misterioso suono di un flauto
– si ferma, nell’ottavo secolo A.C.- e fonda una polis, Cuma, oggi
testimoniata dall’ Acropoli, dall’antro della Sibilla, dall’antico
porto, dalla piana dei Giganti.
L’approdo, che è sempre inizio, avvia un
nuovo cammino, il cammino della civiltà della Magna Grecia, che da Cuma
abbraccia l’intera area meridionale.
Non sono le armi gli strumenti della conquista: è
la cultura a seminare civilizzazione, un processo che genera – e ne trae
alimento – l’alfabeto cumano – calcidese, il nostro alfabeto.
La memoria delle lontane, vicine origini muove poi altre
avventure, quelle del pensiero, ispirando poeti, scienziati , filosofi tentati
dal richiamo di luoghi carichi di oscure , misteriose suggestioni
Non è puro caso se il cantore dell’impero
di Roma, Virgilio, per celebrare e legittimare il primato della Città
eterna, proclamandone le origini divine, ambienta proprio a Cuma il momento
della rivelazione decisiva, l’agnizione che fa di Enea (altro viaggiatore)
la soglia tra mondo Greco e mondo Latino ed eleva questa terra a simbolo di
integrazione tra civiltà differenti.
Erede di quella greca, la civiltà romana consacra
il passaggio fondandolo sul mito, sulla natura amica del paesaggio e sulla collocazione
strategica del territorio.
Bacoli ,nel pieno splendore dell’età augustea,
diventa principale avamposto militare e capitale elettiva della politica,della
cultura,della mondanità.
Imperatori ed aristocratici preferiscono le Terme Baiane
; il porto militare di Miseno accoglie la flotta romana e la Militum Schola;
la Piscina Mirabilis manifesta la sapienza ingegneristica ; il Sacello degli
Augustali; la Tomba di Agrippina; le Cento Camerelle ... tasselli di un preziosissimo
patrimonio, che da sempre provoca la letteratura e interroga storici,archeologi,artisti.
Anche la natura partecipa al destino privilegiato di
questa terra, con la bellezza di un paesaggio invitante all’indugio, all’
“otium” che fa spazio allo stupore e genera la poesia. Il
golfo, le insenature, i laghi, i vulcani, al pari delle gesta umane, disegnano
un ugualmente emozionante e dinamico percorso naturalistico, che da Plinio il
Vecchio intriga la speculazione scientifica.
Quasi una nemesi, la dissoluzione dell’ Impero
Romano porta anche qui decadenza, accelerata dalla vitale inquietudine della
natura.
Particolari fenomeni geologici ( bradisismo, eruzioni,
erosioni) dicono l’indole nomade del territorio, lo destabilizzano, completano
la rovina.
E’ l’unità di terrificante e bellezza,
fortuna e decadenza, vita e morte – assioma dell’originario pensiero
greco- che a Bacoli si fa tragedia visibile nella metamorfosi dei luoghi.
Il passato sprofonda, il nuovo attende; un lungo tramonto
mette distanza tra l’antica Bauli e quella moderna.
Sono secoli di fughe, abbandoni, che altre fughe , nel
XVII sec., riparano. La persecuzione degli ebrei, nel regno spagnolo, attiva
l’esilio e, ancora una volta, le nostre coste si aprono all’accoglienza
e l’ospitalità concessa agli ebrei non rinnegati diventa nuova
fondazione.
Bacoli si ravviva e – memoria della passata grandezza-
attira, nei secoli XVII-XVIII- XIX , nuovi viaggi, meno mitici e più
moderni: è la stagione del Grand Tour.
La riscoperta, la conoscenza delle età classiche,
capitoli fondamentali nel programma di formazione delle coscienze , richiamano
nei Campi flegrei la più illuminata intellettualità d’oltralpe
; visitare Bacoli è imperativo pedagogico, fecondo di opere e testimonianze
(vedutismo, lettere,diari).
La nostra città entra in dialogo con la cultura
europea.
In questa contaminazione – dimora della pluralità
dei linguaggi – ora Bacoli pulsa chiamandoti al viaggio.
Testo di Matteo
Caputo
BACOLI NEI CAMPI FLEGREI
A ovest di Napoli,
e a chiudere il suo golfo, troviamo i Campi Flegrei che devono
il loro nome ai greci che qui arrivarono nell’VIII sec. a.C.
Essi rappresentano, per bellezze artistiche e paesaggistiche, uno dei luoghi
più suggestivi del mondo... e, nei Campi Flegrei, Bacoli una terra dove
il mito e la storia convivono e si sovrappongono, dove la natura, per la maggior
parte ancora incontaminata, offre spettacoli che lasciano senza fiato. Nel territorio
di Bacoli luoghi e nomi carichi di storia: Baia, Miseno, Miliscola,
Torregaveta, Fusaro e Cuma.
BACOLI
Da
Bacoli comincia il nostro itinerario. Questa cittadina, distante circa 20 km
da Napoli, sorge della romana Bauli fu luogo di villeggiatura
rinomato in epoca romana quasi quanto la vicina Baiae rispetto alla quale offriva
una maggiore quiete. Di Bauli Sìmmaco diceva:”…Lasciai
quel luogo perché c’era pericolo che se mi fossi affezionato troppo
al soggiorno di Bauli, tutti gIi altri luoghi che mi restano da vedere non mi
sarebbero piaciuti". Di quel periodo ancora oggi si ammirano resti notevoli,
perfettamente conservati in uno scenario unico, le
Cento Camerelle,
la Piscina Mirabile, il
cosiddetto Sepolcro di Agrippina.
BAIA
Il
nome di questa splendida località trae origine da Bajos
mitico compagno di Ulisse che qui sarebbe stato sepolto.
In epoca romana Baia fu famosa per le sue acqua termali e per la bellezza dei
luoghi tanto che Orazio scrisse: Nessuna insenatura al
mondo risplende più dell’amena Baia”; in poco tempo
le famiglie patrizie e, in seguito gli imperatori, la scelsero quale luogo di
villeggiatura preferito. Magnifiche ville costruite sfruttando ogni di terra
disponibile ma, oggi, la maggior parte di queste meraviglie è sommersa
dal mare per gli effetti del bradisismo. Restano comunque, segni di quello splendore
nel complesso delle Terme Romane di Baia, probabilmente parte
del Palatium che costituiva la residenza baiana degli Imperatori.
Il Castello di Baia fu costruito, a partire dal 1495, dagli
Aragonesi che si avvalsero della collaborazione di Francesco di Giorgio Martini,
il più affermato specialista della sua epoca di costruzioni militari.
In un periodo tra il 1538 ed il 1550, con il vicerè don Pedro
di Toledo, il Castello fu ristrutturato ed ampliato ed assunse la forma
attuale. E' da ricordare che la costruzione sorge sul sito dove, in epoca romana,
fu costruita una splendida villa di cui nel corso del restauro del castello,
sono venuti alla luce cospicui avanzi. Il Museo Archeologico dei Campi
Flegrei, fu inaugurato nel settembre del 1993, conserva reperti provenienti
dall’intero territorio flegreo e dai fondaIi, dove si ritrovano, inabissati
per il bradisismo, i resti delle più celebri ville marittime dell’aristocrazia
romana e del Palatìum imperiale. Nella cosidetta Torre di Nord
Ovest, detta anche Torre Tenaglia, sono presentati,
in allestimenti che ne ricreano i contesti di provenienza, reperti recuperati
dal Sacello degli Augustali di Miseno e dal Ninfeo
del Palazzo che l’imperatore Claudio si fece costruire a Baia. In un’altra,
sala sono esposti i Gessi di Baia, mentre, in ambienti restaurati
e inaugurati di recente, è ospitata la mostra "Nova Antiqua
Phlaegrea" nella quale vengono presentati i reperti provenienti
dai nuovi scavi condotti nell’area flegrea.
CUMA
Importante sito
archeologico, rappresenta la più antica colonia greca in Italia: fu fondata,
infatti, intorno aI 730 a.C. da coloni provenienti dall'Eubea.
Tra il verde della pineta ed il mare, si erge l'Acropoli dove
restano ancora imponenti costruzioni simboli della antica grandezza di Cuma:
il cosidetto Antro della Sibilla, il Tempio dl Apollo,
il cosidetto Tempio di Giove.
Dall’alto della rupe, gurdando ad oriente, si può ammirare l'Arco
Felice, ad un fornice, permetteva il collegamento di Cuma con la via
Domiziana. Nella piana si possono osservare il Capitolium, il Foro e
le Terme Imperiali.
MISENO
Lembo
estremo dei Campi Flegrei, caratterizzato dalla mole del monte
omonimo, deve il nome alla leggenda secondo la quale qui fu sepolto Miseno
trombettiere di Enea. Già porto dell’antica Cuma,
in epoca romana, divenne la sede della flotta militare romana, la Classis
Pretoria Misenensis. Lungo le pendici del monte Miseno sorgeva la villa
di Caio Mario, passata a Lucullo e, infine,
al demanio imperiale. In questa villa, al cui rifornimento idrico provvedeva
la Dragonara, morì l’imperatore Tiberio.
Oggi Miseno è un’importante stazione balneare molto frequentata
soprattutto nel periodo estivo.
TORREGAVETA
Prende
il nome da un’antica torre di avvistamento, la cosìdetta “Torre
auta” (torre alta); oggi è un accogliente centro balneare,
meta turistica rinomata per la bellezza della spiaggia e dei luoghi che la circondano.
Sulla collina, sovrastante la spiaggia, si notano i resti della villa Servilio
Vatia che tanto colpì Seneca.
FUSARO
Lasciata Torregaveta, e lungo la strada che porta a Cuma,
si incontra il lago Fusaro, la romana Acherusia Palus,
dal quale emerge la Casina Reale detta anche Palazzina Regina Giovanna.
Costruita nel 1782 da Carlo Vanvitelli per iniziativa di Ferdinando
IV di Borbone, ha pianta ottagonale e fu adibita dai regnanti del tempo,
a casina di caccia e pesca.
Le
fotografie sono di Antonio Imparato e dell'archivio
dell'Ufficio Turismo